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Passaggio a Teheran
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Pensando a Vita Sackville West si potrebbe immaginare che il più personale dei piaceri sia il sesso o l'amore o la seduzione infinita. E' invece, il più personale dei piaceri, per lei che spesso si muove sola, pur avendo amici in tutto il mondo, è il viaggio.

Vi piacciono i libri di viaggio?
A me di solito annoiano. Si perdono in lunghissime descrizioni, che poi se li vedi quei posti sono tutti diversi, si compiacciono della bella prosa, precisa, puntuale, a modino.
Ma questo libro no.

Forse il più bello scritto da Vita Sackville West racconta a un'interlocutrice, lontana, attenta, invisibile, a una immobile Virginia Woolf, posti e paesi che lei non vedrà mai.
La loro storia d'amore era solo all'inizio, schermaglie amorose, seduzioni, lettere e visite di cortesia, come si usava una volta. E poi all'improvviso il viaggio, un viaggio lunghissimo, per nave, treno, ancora via mare. Da Londra a Teheran, passando per l'Egitto, il mar Rosso, l'India e infine quella che un tempo si chimava la Persia.
Vita raggiunge il marito, Harold Nicholson, diplomatico di carriera, e scrive in continuazione lunghe lettere a Virginia, che in buona parte rifluiscono, appena ritoccate in questo libro.

La differenza probabilmente è tutta qui, un'interlocutrice amata da rendere partecipe di ogni fase del viaggio, di ogni emozione, di ogni sfumatura di colore. Il calore del deserto egiziano, l'estraneità dell'India appena avvicinata, e poi finalmente quei luoghi magici e miserabili che erano Iran e Iraq sotto il protettorato britannico.
Così la descrizione non è più fine a se stessa, s'incarna nella parola che già si immagina letta con curiosità, attenzione e amore.
Il punto di vista è esplicitato senza pudore, una signora dell'Inghilterra bene che guarda a volte sorpresa, a volte disgustata, sempre con quello sguardo un po' dall'alto che hanno i colonialisti, i popoli fermi all'origine della storia. Ma non c'è inganno: la colonialista non si fa passare per pietosa missionaria, la lady inglese guarda con orrore la povertà, i diversi costumi, il carattere di uomini e donne, spesso velate, nascoste nelle stanze delle case, ma mentre guarda anche accetta di farsi guardare e giudicare dagli altri.

Un secondo viaggio in Persia un paio di anni dopo sarà l'occasione per un libro ancora più sorprendente, Twelve Days, Dodici Giorni. Meno di due settimane per percorrere un'antica via fra i monti persiani, una via aspra, sconosciuta agli occidentali, ceh forniranno solo scarne e fuorvianti descrizioni, ma percorsa ogni anno nei due sensi di marcia da un popolo di pastori migranti. E i cinque inglesi, compresa l'unica donna, Vita, che la percorrono incontreranno la marea inarrestabile di donne, uomini bambini, capre, asini, vecchi e neonati, che fluisce senza fine per un sentiero di montagna pronto a diventare una mulattiera, il letto di un torrente, portandosi appresso una tenda senza catino, dei lettini montabili, e una grande bottiglia di champagne per festeggiare l'impresa.

E' difficile leggere questo libro ora, quando questi luoghi sono teatro di una guerra senza fine, luoghi dove la modernità in modo inaspettato ha stravolto costumi e usanze che risalivano al tempo dei Persiani, dei Medi e forse persino al tempo di Ur, la prima città fondata dagli uomini. Invece degli integralisti incontri le vie carovaniere, l'ospitalità calda e fin troppo conviviale dei popoli nomadi, ma anche i primi pozzi di petrolio, le auto sulle piste sterrate, i banditi pronti all'assalto della diligenza.
titolo originale: Passenger to Teheran
casa editrice: Il Saggiatore
nazionalita': Italia
anno: 2003
pagine: 245 pag
genere: varie
percorso:
disponibile in: eBook
lingua: Inglese
   
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  questa scheda e' stata inserita il 04/03/2012 da loreh ed e' stata letta 1154 volte   
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